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La mente felina e l’uomo. Posso addestrare un gatto?

problemi con il gatto
Una delle domande particolari che mi sento porre di frequente è la seguente: Posso addestrare un gatto, un po’ come si fa con un cane, insegnandogli dei comandi da far eseguire o insegnandogli che certe cose non si fanno?

In questo articolo cercheremo di dare una risposta tenendo conto di come è strutturato il rapporto che il gatto ha con l’essere umano.

 

Gatto – uomo: un rapporto antico ma in continuo mutamento

Il gatto ha convissuto con gli esseri umani da moltissimo tempo. I resti più antichi di tale convivenza risalgono addirittura all’8300 AC. Fin dai tempi antichi il gatto è stato  apprezzato per le sue doti di cacciatore: i gatti infatti contribuivano a proteggere dai topi i raccolti di cereali e tenevano le città libere da serpenti e scorpioni. In Egitto il gatto era talmente importante da diventare persino una divinità protettrice della fertilità femminile: la dea Bastet.

Il gatto ha sempre avuto un duplice ruolo nella percezione dell’essere umano: da una parte il suo miagolio (che ricorda il pianto di un neonato) stimola nell’uomo un atteggiamento di cura, dall’altra parte il suo essere difficilmente interpretabile e indipendente suscita nell’essere umano emozioni contrastanti.

Attualmente il rapporto che l’essere umano ha instaurato con il gatto è quasi totalmente rivolto al prendersi cura dell’animale, diventato parte integrante della famiglia. Si dimentica però spesso, che la natura del gatto lo porta ad essere un cacciatore e, di conseguenza, un risolutore di enigmi formidabile.

Per sua natura però il gatto è un cacciatore solitario: ha infatti la capacità di catturare solo prede di dimensioni ridotte sufficienti a nutrire un solo soggetto. Per questo motivo il gatto, a differenza di quanto accade per il cane, non è predisposto a cooperare per ottenere qualcosa.

In quale modo il gatto impara un comportamento?

Al di là dei comportamenti innati, come coprire i bisogni in cassetta o cacciare, il gatto impara per imitazione, guardando gli altri gatti, o attraverso le esperienze. In generale,  se un comportamento risulta vantaggioso per il gatto (cioè lo gratifica perché gli porta qualcosa di utile come ad esempio il cibo, le coccole o l’attenzione) il micio tenderà a ripeterlo, mentre se un comportamento risulta inutile non verrà ripetuto nuovamente. Si parla in termini tecnici di rinforzo positivo di un comportamento.

Anche le tecniche che possiamo utilizzare per far imparare qualcosa al gatto devono sfruttare questo principio: dobbiamo rendere l’azione vantaggiosa per il gatto per far sì che il comportamento venga messo in atto. Alcuni proprietari di gatti riescono in questo modo ad “insegnare” dei comportamenti ai propri mici: ad esempio se si premia il comportamento di mettersi seduto offrendo al micio un premio in cibo probabilmente il gatto tenderà a ripetere il mettersi seduto per ottenere altro cibo.

Posso insegnare al gatto tutto?

Una delle prime cose da rispettare sono le esigenze etologiche del gatto cioè quei bisogni che garantiscono all’animale di vivere una vita serena e appagante.

Sappiamo che in natura il gatto, oltre ad essere un predatore, è anche una potenziale preda. Per questa ragione il gatto tende a salire in luoghi alti da cui osservare, rilassandosi, il proprio territorio.

Non è quindi semplice far capire al nostro micio che per noi c’è differenza tra una mensola e il tavolo della nostra cucina! Eliminare il comportamento di salire in alto non è rispettoso delle esigenze comportamentali del gatto. Dobbiamo quindi abituarci all’idea che, se viviamo con un gatto, potremmo dover dividere con lui molti dei nostri spazi.

predazione gatto
Un altro comportamento che come esseri umani siamo tentati di modulare è la predazione. Ricordiamoci che il gatto è nato per cacciare e che questo è per lui un bisogno non solo fisico ma anche cognitivo. Ovviamente possiamo fornire oggetti da cacciare che sostituiscono le prede, ma non possiamo impedirgli quando esce, di cacciare piccole prede o insetti né tantomeno punirlo se ce li porta “in dono”.

Possiamo invece sfruttare la curiosità innata del gatto ad esplorare gli oggetti e la sua capacità di trovare delle soluzioni alle situazioni che gli si pongono davanti per coinvolgerlo in giochi di attivazione mentale. Ad esempio si può proporgli di trovare all’interno di una scatola, preparata ad hoc facendo dei buchi sulla parte superiore, i suoi croccantini preferiti. In questo modo possiamo “insegnare” al gatto a fare qualcosa insieme a noi, che sia gratificante per entrambi.

Attenzione all’uso delle punizioni!

Personalmente credo che nell’istaurare un rapporto con un gatto (o con qualsiasi animale) siano di fondamentale importanza la coerenza e la fiducia. L’uso delle punizioni, che tra l’altro spesso vengono date nei modi o nei momenti sbagliati, alterano entrambe causando più problemi di quanti ne vorrebbero risolvere.

Molti proprietari per dissuadere il proprio gatto a fare qualcosa usano lo spruzzino con l’acqua. Questa “punizione a distanza” può causare stress e frustrazione nel gatto, soprattutto se gli si impedisce di salire in alto. Ovviamente il micio eviterà tale comportamento in nostra presenza ma potremmo incorrere in altri ben più gravi problemi (come lo sporcare fuori dalla cassetta) che insorgono quando aumenta il disagio dell’animale.

Concludo questo articolo chiedendovi di raccontarmi i comportamenti che siete riusciti ad “insegnare” al vostro gatto e il modo che avete usato per farlo: scrivetemi una mail e raccoglierò le vostre esperienze in un articolo dedicato!

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