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Il gioco per il gatto: palestra di vita


In questo articolo parleremo del gioco e della sua importanza nelle diverse fasi di vita di un gatto. Il gioco è uno dei comportamenti che possiamo identificare più facilmente osservando gli animali ma, al tempo stesso, per gli studiosi del comportamento animale,  è stato uno dei concetti più difficili da definire. Proviamoci insieme.

Che cos’è il gioco?

Il gioco è un’attività, non strettamente utile alla sopravvivenza, composta da una serie di azioni, che fanno parte anche di altri pattern comportamentali ma che possono variare per intensità, frequenza e ampiezza. Spieghiamoci meglio: durante il gioco vengono mimate delle sequenze comportamentali come ad esempio quella della caccia o della lotta,  ma in modo “non serio”.

Quante volte ci è capitato di vedere un gattino giocare con una pallina? Avete notato come si muove velocemente, facendo magari salti esagerati o mimando delle azioni di lotta nei confronti dell’oggetto? In realtà tutte queste azioni non hanno una reale utilità in quel contesto: il gattino non ha una preda da uccidere e mangiare. Altre volte possiamo assistere al gioco tra due gattini che mima il comportamento di lotta: si vedono allora salti esagerati, zampate veloci e ampie, posizioni particolari spesso buffe. Anche in questo caso le azioni vengono compiute dal primo individuo e interpretate dal secondo in modo “non serio”. Entrambi i gattini sanno che si tratta di un gioco! Ed anche un gatto adulto che vede la scena, capisce senza dubbio che i due gattini stanno giocando perché le azioni di gioco, rispetto a quelle di lotta vera e propria, sono esagerate per frequenza, ampiezza e modi.

Perché si gioca?

Il gioco è presente in tutte le specie più evolute di vertebrati. Nel gatto il gioco comincia molto presto: si può osservare a partire dalla terza settimana di vita.

Ci sono molte teorie sul perché un comportamento, non strettamente utile alla sopravvivenza,  sia rimasto comunque presente in così tante specie. Vediamole insieme:

  • Teoria della pratica: il gioco favorisce lo sviluppo sia fisico (per quanto riguarda i muscoli e gli organi di senso come vista, udito, tatto) sia psicologico dell’individuo. Permette di acquisire padronanza sia del proprio corpo che dell’ambiente, favorendo inoltre lo sviluppo dei legami sociali.
  • Teoria della pulsione: secondo questa teoria in un animale (o in un bambino) in crescita, esistono dei meccanismi interni che spingono all’esplorazione dell’ambiente attraverso il gioco.
  • Teoria del surplus di energia: un animale (o un bambino) gioca per poter sfogare un eccesso di energia e per soddisfare le proprie esigenze di movimento.
  • Teoria dell’apprendimento delle attività sociali: durante il gioco con altri individui, mentre ci si diverte in un ambiente relativamente privo di pericoli,  si impara fino a che punto si può arrivare e come risolvere gli eventuali conflitti.

Il gioco in ogni caso deve essere un’attività piacevole e auto-remunerativa, cioè in grado di dare piacere di per sè.

Come cambia il gioco durante la vita del gatto?

Come dicevamo, il gattino comincia a giocare dalla terza settimana di vita. In questo primo periodo, fino alla settima settimana, i gattini giocano prevalentemente tra loro (gioco sociale) affinando sempre di più  la loro  tecnica. Dalla settima fino alla sedicesima settimana, si assiste ad un graduale aumento del gioco con oggetti. Si pensa che questo accada perché in questo periodo, che coincide con lo svezzamento, la gatta ha meno latte a disposizione e quindi stimola i cuccioli portando loro piccole prede. Il gioco con oggetti sarebbe quindi un allenamento all’attività di caccia.

Dalla sedicesima settimana è possibile per il gatto, operare una scelta in riferimento al gioco. Se sono presenti altri gatti e se manifesta  un certo tipo di predisposizione sociale, probabilmente sceglierà di giocare con gli altri gatti. Diversamente,  complice un ambiente dove non vi sono altri animali, è possibile che il gatto continui a preferire un gioco solitario, integrato da piccoli oggetti, quali ad esempio: palline, topini finti, gomitoli di lana.

Quali giochi sono adatti al nostro gatto?

Per quanto riguarda i giochi solitari, ricordiamo che il gatto è attratto dal rumore e dal movimento. Per questo, apprezzerà molto anche giochini con sonagli e giochi appesi che dondolano.

Nel gatto spesso il gioco solitario mima l’attività di caccia, quindi se vogliamo dargli  la soddisfazione di “mangiare la preda” possiamo utilizzare delle palline o dei giochi che dispensano cibo secco. Infatti, persino le crocchette possono diventare, nella sua fantasia, delle piccole prede.

Quando siamo noi a giocare con i nostri gatti ci sono delle regole ben chiare da seguire:

  • Non far giocare i gattini con le mani o con i piedi, neanche se sono nascosti sotto le coperte, per non incorrere in futuri problemi di aggressione. In quel caso, meglio  usare dei bastoncini a cui sono  attaccate palline o piumette oppure tirare i giochi al gatto.
  • Non far giocare i gatti con i laser! Non c’è nulla di più frustrante per il gatto che non riuscire a catturare la preda!
  • Fermarsi quando il gioco diventa eccessivo o se il gatto comincia a mostrare atteggiamenti aggressivi.
  • Non lasciare a disposizione giochi che possano venir ingeriti dal gatto (attenzione alle cordicelle o fili che possono creare gravi problemi!)

Inoltre, ricordiamoci che se non vogliamo che il nostro gatto perda interesse per i suoi giochi è meglio alternarli e non lasciarli tutti sempre a disposizione.

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